Descrizione
Il ritratto biografico di Giovanni Andrea Sirani, fornitoci dal Malvasia nella sua Felsina Pittrice, è quello di un pittore di prim’ordine, una figura eloquente all’interno del cosmo reniano. Padre della celebre Elisabetta, Giovanni Andrea nacque a Bologna nel 1610, il 4 settembre. Inizio la sua formazione pittorica presso Giacomo Cavedone per passare poi dopo pochi anni alla scuola del celebre Guido Reni. Qui il grande maestro lo tenne particolarmente in conto, considerandolo uno dei suoi migliori allievi. Il Sirani “sbozzava” le opere che la vasta committenza richiedeva al Reni e il Malvasia riporta come lo stesso maestro intervenisse personalmente sulle opere del Sirani.
Questa confluenza stilistica giovò molto a Sirani quando nel 1641 morì Guido Reni; la grande raccolta di disegni, di materiale derivato dalla bottega reniana gli permisero di proseguire con fervore la lezione del Reni. Nelle sue opere si legge interamente il carattere del suo maestro, tanto che alcuni dipinti lasciati da lui incompiuti a causa della sua morte vennero terminati dallo stesso Sirani. Il dipinto che qua viene preso in esame esprime chiaramente questa aderenza alla matrice reniana; lo evidenzia nitidamente il trattamento cromatico degli incarnati, così morbidi e teneramente discreti. La Vergine in primo piano intenta ad allattare il Bambino alla presenza di San Giovannino e San Giuseppe si connota di una struttura compositiva che possiamo riscontrare simile, con varie declinazioni, nel panorama degli allievi del Reni, tra cui Simone Cantarini. Ma ben diverso dal Cantarini è in questo caso l’animo pittorico che si rafforza quasi emulando il pennello reniano. Un’imitazione così fedele dello stile del maestro, propria del Sirani. Il confronto fra il Gesù infante qui presentato e quello accolto tra le braccia da San Giuseppe nella tela del Reni conservata presso il Museo Diocesano di Milano è estremante utile per comprendere con quale aderenza operò il Sirani nei suoi dipinti. Quella leggerezza di tocco, quasi impalpabile, è ripresa con somma dovizia. La tela in oggetto, oltre a manifestare un’ottima qualità conservativa, permette di strutturare altresì un’interessante osservazione stilistica. È difatti evidente come il volto di Maria non sia una semplice ideazione pittorica, ma abbia in sé dei caratteri specifici, degli intendimenti ritrattistici propri tali da far supporre che le fattezza della Vergine possano essere incarnate da una donna reale. Confrontando poi i lineamenti del viso con quelli della figlia di Giovanni Andrea, la celebre Elisabetta, così come la vediamo da un’incisione ottocentesca di Luigi Martelli ricavata da un autoritratto eseguito dalla giovane pittrice, possiamo supporre che la medesima effigiata, nei panni di Maria Vergine, Madre del Cristo, sia la stessa Elisabetta; la figlia estremamente amata dal padre, venuta a mancare nel 1665, cinque anni prima della dipartita paterna.


